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Una crisi
di sistema?

E’ in questo periodo che vengono progressivamente abbandonate le politiche di protezione sociale inaugurate nel dopoguerra: lo stato perde progressivamente centralità, in favore della finanza e del libero mercato. Anche la politica dei partiti subisce un’ondata di forti cambiamenti: archiviata, con il rapimento Moro, l’ipotesi di in un “compromesso storico” tra le due forze maggioritarie dello spettro politico, DC e PCI, si inaugura la stagione del cosiddetto “Pentapartito”, i cui governi sono composti, oltre che dalla DC, da un ampio spettro di forze che va dai liberali ai socialisti. 

Entriamo così nell’ultimo tratto della Prima Repubblica, in un momento in cui i partiti sono attraversati da profonda crisi di rappresentanza e, in generale, si registra un’inversione di tendenza rispetto ai precedenti anni, caratterizzati da spinte di rinnovamento sociale e culturale. All’inizio degli anni ’90 l’Italia è stretta nella morsa di una criminalità organizzata che sfida direttamente il potere statale (uccisione dei giudici Falcone e Borsellino, 1992) e da una crisi politica che riguarda i principali partiti, sia di governo, con la scoperta del sistema di corruzione in seguito all’inchiesta “Mani Pulite”, che di opposizione, con la caduta del blocco comunista (1989 caduta del Muro di Berlino, 1991 dissoluzione dell’URSS) i cui contraccolpi minano ulteriormente la tenuta elettorale del PCI e lo costringono a una complessa trasformazione.