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Oltre l'età dell'oro

A metà degli anni ’70 si chiude quella che lo storico Hobsbawm ha definito “Età dell’oro”. Si esaurisce cioè il periodo di crescita avviato negli anni precedenti. Due sono, sul piano internazionale, i principali passaggi che sanciscono questo cambiamento: la fine degli accordi di Bretton Woods e l’aumento dei prezzi del petrolio, in seguito alla guerra arabo-israeliana del Kippur. L’impatto della crisi internazionale si ripercuote gravemente sul sistema produttivo italiano, evidenziandone le fragilità che lo sviluppo del decennio precedente non ha risolto pienamente. Riemergono in questo periodo i problemi, mai del tutto risolti, della disoccupazione e dello sfruttamento. 

E’ una crisi economica e sociale, a cui si aggiunge anche quella politica: grava sull’Italia la minaccia del terrorismo legato a gruppi politici di estrema sinistra (come le Brigate Rosse, autrici del sequestro e dell’uccisione del leader DC Aldo Moro) o neofascisti; questi ultimi, spesso in connivenza con settori deviati dell’apparato statale sono i principali protagonisti di una lunga e drammatica stagione di attentati, il cui scopo è quello di destabilizzare, in senso antidemocratico, l’assetto istituzionale del Paese: si tratta della cosiddetta “strategia della tensione” che vede il perpetuarsi, nell’arco di tempo che va dalla fine degli anni 60 (Piazza Fontana, Milano, 1969) agli anni 80 (stazione di Bologna, 1980) una serie di stragi che fanno numerose vittime civili.