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Dalla Resistenza
alla Repubblica

Caduto il regime e finita la guerra, il Paese deve affrontare le sfide imprescindibili della ricostruzione: tutta la nazione è percorsa da inedite spinte di cambiamento, tese a superare il difficile momento ereditato dagli anni del fascismo e da quelli della guerra e dell’occupazione, con il suo carico di stragi, bombardamenti e lutti: nel 1946 un referendum popolare (il primo con suffragio universale assoluto) sancisce la sconfitta della monarchia: l’Italia diventa una Repubblica. Nel 1948 viene adottata la nuova Costituzione, frutto del compromesso delle 3 anime della lotta antifascista fino ad allora riunite nel Comitato di Liberazione Nazionale: socialcomunista, cattolica, democratico-liberale. 

Tra i principi fondamentali, la nuova Carta sancisce il primato del lavoro, l’instaurarsi di una democrazia estesa e il ripudio della guerra. L’unità delle forza antifasciste viene però rotta dalle contingenze politiche internazionali: con i primi vagiti di guerra fredda tra blocco occidentale e sovietico, socialisti e comunisti vengono esclusi dal governo e vanno all’opposizione. Alla rottura dell’unità politica segue anche quella dell’unità sindacale: si inaugura un periodo di progressiva polarizzazione tra i partiti del cosiddetto arco costituzionale e in particolare tra il Partito Comunista Italiano e la Democrazia Cristiana. Comunisti e socialisti, all’opposizione in Parlamento, riescono però a fare importanti passi in avanti nella loro presenza territoriale e nel loro radicamento nelle organizzazioni economiche, sociali e culturali (cooperative, circoli, etc.) del movimento operaio italiano.