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Una dittatura
lunga vent'anni

Oltre agli operai, anche i contadini si affacciano alla ribalta politica, andando a ingrossare le file del partito socialista. E’ una stagione di crescente mobilitazione sociale e politica: al dramma della guerra – e al risentimento verso coloro che, arricchendosi, hanno mandato in guerra migliaia di giovani – si somma la rivendicazione di maggiori diritti e migliori condizioni di lavoro per le classi subalterne. Gran parte del movimento operaio e contadino guarda con simpatia alla rivoluzione bolscevica (1917), sperando di “fare come in Russia”; anche i cattolici mobilitano le proprie forze organizzando leghe contadine bianche e dando vita al Partito popolare. 

Sul fronte opposto, l’ex socialista Mussolini forma i Fasci di combattimento, con un programma all’inizio confusamente rivoluzionario, poi sempre più esplicitamente di destra. Sono anni di guerra civile non dichiarata, ima non per questo meno feroce: alla fine, utilizzati e spalleggiati dalla classe dirigente liberale in chiave antisocialista, sono i fascisti ad avere la meglio. Mussolini prende il potere nel 1922. La Marcia su Roma (28/10) segna l’inizio di un ventennio in cui le libertà democratiche vengono progressivamente annullate, gli oppositori politici perseguitati, uccisi o costretti all’esilio fino alla completa realizzazione di uno stato totalitario: le politiche mussoliniane trascineranno il Paese in guerra (1939/40-1943), sottoponendolo infine alla tragica occupazione nazista e alla guerra civile (1943-45) culminata con la definitiva sconfitta del nazifascismo ad opera degli eserciti alleati e dell’insurrezione partigiana. Guidata dal Comitato di Liberazione Nazionale (che riunisce tutti i partiti antifascisti).