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Coop e questione femminile

Corre la metà degli Anni Cinquanta, e il mondo della cooperazione in Toscana prova a consolidare il radicamento sociale dopo la lunga parentesi del ventennio fascista e della seconda guerra mondiale. (…) L’impegno a tessere relazioni sociali non si ferma mai, e in questo contesto si cerca un sempre maggiore coinvolgimento della popolazione femminile nella vita della cooperativa. Succede così anche per la cooperativa di Santa Lucia a Prato. Il verbale relativo alla riunione del consiglio d’amministrazione del 26 marzo 1955 riporta un passaggio che va nettamente in quella direzione. Il Presidente entra in discussione circa l’iscrizione delle donne a socie della cooperativa e fa rilevare come e quanto sarebbero d’aiuto se si potesse realizzare questo problema poiché è la donna che è continuamente a contatto con gli spacci e ne sa l’esigenza. Il Consiglio al completo dichiara che farà del suo meglio per cercare di immetterle più che sia possibile. E intanto (…) si provvede anche a organizzare una serie di attività didattiche  (…) come la “scuola di taglio”, un corso organizzato presso alcune sezioni cooperative che fanno capo a Santa Lucia. (…) La data d’inizio è fissata per il 10 giugno, e in base agli accordi presi con la ditta Necchi si stabilisce che le lezioni verranno tenute a Santa Lucia, San Martino e Narnali. Dunque, le intenzioni sono le migliori, ma (…) il coinvolgimento delle donne è meno diffuso di quanto ci si aspettasse. Tanto che il verbale datato 11 giugno riporta il passaggio seguente: Viene inoltre deciso di tenere delle riunioni paesane alle donne affinché la scuola di taglio possa avere lo svolgimento che si merita altrimenti arriveremo in fondo e non avremo neppure la soddisfazione di sapere se ciò e stato gradito oppure no, inoltre anche per il buon funzionamento della cooperativa se le donne non verranno messe nelle condizioni di saper discutere dei problemi riguardanti la spesa famigliare non avremo fatto il nostro dovere di dirigenti della cooperativa. Insomma, le intenzioni sono ottime ma poi la loro applicazione pratica rischia di non corrispondere agli sforzi. Come siano andate le cose, non è dato sapere. Dopo quella riunione di Consiglio, non se ne parla più. Rimane però la grande attenzione verso un ruolo più attivo delle donne nella vita della cooperativa.