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Un'epoca di grandi
cambiamenti

Il Novecento si apre sotto il segno di Giovanni Giolitti, la cui figura, tra luci e ombre, avrebbe arbitrato la politica italiana per quasi 15 anni. Giolitti sembra inizialmente inaugurare un nuovo corso, più aperto ed effettivamente liberale, rispetto ai suoi predecessori (solo pochi anni prima, nel 1898, il gen. Bava Beccaris, su ordine del governo, aveva cannoneggiato la folla che chiedeva il pane durante i moti di Torino).

Il Regime liberale naviga tra pretese d’espansionismo e tentativi di affermazione coloniale e allargamento del consenso (suffragio universale maschile) approfittando di una significativa crescita economica. E’ del resto un periodo in cui nuove forze sociali si affacciano sulla scena: il movimento operaio, sempre più organizzato in leghe, sindacati, associazioni e cooperative, è rappresentato, in parlamento e nelle amministrazioni locali, da un Partito socialista che cresce in numeri e riconoscibilità. L’élite dell’epoca guarda in maniera contraddittoria (ora ostile, ora incline al compromesso; sempre piuttosto spaventata) a questi movimenti che si stanno prefigurando, sulla scorta di quanto avviene altrove, come vere e proprie organizzazioni di massa, siano esse di stampo socialista, cattolico o repubblicano.