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Tra guerra mondiale
e guerra civile

Nel 1914 l’Europa è attraversata da venti di guerra, alimentati dalla corsa agli armamenti e dalle generali mire espansionistiche. Con lo scoppio del conflitto, l’Italia opta per rompere l’alleanza con Austria e Germania e si schiera con Francia e Inghilterra. Politicamente, l’Italia arriva alla guerra profondamente divisa: a un interventismo variegato per forme ed estrazione (a quello, maggioritario, dei nazionalisti e monarchici, si affianca quello democratico-repubblicano e di minoranze anarchiche e socialiste rifromiste) si contrappone un movimento non interventista e pacifista di cui si fanno interpreti i socialisti.

“L’inutile strage”, secondo le parole del pontefice Benedetto I, si rivela una guerra devastante e totale, combattuta con la tecnica del logoramento e caratterizzata dai primi massacri su larga scala delle fanterie lanciate contro le mitagliatrici nemiche. Alla fine del conflitto l’Italia è seduta al tavolo dei vincitori, tuttavia le condizioni di pace non sembreranno soddisfacenti per l’élite liberale e il variegato universo nazionalista (che annovera tra i suoi esponenti il poeta Gabriele D’Annunzio e l’ex socialista Benito Mussolini). Il regime liberale entra definitivamente in crisi, minato da una sempre minore credibilità politica e di rappresentanza, in un momento in cui il Paese è attraversato da incredibili tensioni sociali.