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"Non è che l'inizio..."

Così recitava uno dei più celebri slogan del Sessantotto, termine con cui si indica genericamente il movimento di studenti e operai che esplose alla fine degli anni Sessanta del Novecento nelle università, nelle scuole, nelle fabbriche e nelle piazze, contestando i valori tradizionali e le istituzioni.In Italia la diffusione del movimento giovanile fu per molti versi prodotta dal fallimento dei progetti riformistici messi in atto dai governi di centrosinistra. Il sistema scolastico italiano e quello universitario, inoltre, erano molto arretrati e inadatti a una società in rapida evoluzione. Infine, chiusosi ormai il ‘miracolo economico’, molti giovani operai del Sud, immigrati nelle grandi città del Nord, vivevano in condizioni di grave disagio. Si innescò, in tale contesto, un’ondata di contestazione politica e sociale, prevalentemente operaia e studentesca. 

Gli anni della contestazione sono anche il motore di un radicale rinnovamento culturale dell’intero Paese: cambiano, o vengono messi in discussione, i vecchi modi di concepire i rapporti sociali e quelli di genere, in una spinta di apertura che riguarda anche e soprattutto i gruppi fino ad allora marginalizzati della società italiana, come le donne e i giovani, che invece rivendicano un protagonismo. Nel discorso pubblico si era manifestata, inoltre, una nuova sensibilità per i temi della pace e dei diritti civili, destinati ad assumere con gli anni a venire una rilevanza crescente. E’ inoltre un (lungo) momento in cui si sperimenta un dialogo permanente tra locale e globale: le innovazioni nei campi della musica (con l’esplosione della musica rock), del cinema e dell’arte in genere, così come di alcuni beni di consumo che assumono il ruolo di veri e propri status symbol (per restare in Italia: la Vespa) segnano in maniera indelebile l’immaginario collettivo di tutto il mondo.